VIVO

Un’installazione video per esprimere il nuovo significato della narrazione della memoria

 

Installazione video di Raul Gabriel  

cura di Giancarlo Lacchin

 

Memoria è una categoria che viene oggi spesso identificata con un’entità astratta e che, pertanto, sembra risiedere e fluttuare su un piano differente da quello dell’esistenza, da esso rigidamente distinto e tragicamente lontano. Tutto ciò che viene ricompreso in tale categoria sembra ricondurre a una sostanza immaginaria, inconsistente, priva di solidi fondamenti sensibili.

 

La lettura del tema della memoria che Raul Gabriel offre in VIVO nasce da una prospettiva diametralmente opposta, che intende riformulare la concezione stessa di esistenza attraverso la centralità che egli riconosce all’idea di corporeità. Al corpo, infatti, nulla appare sfuggire, alla sua eterogeneità e alla sua consistenza, e la memoria, nel e attraverso il corpo, ricostruisce i legami con quei fondamenti dell’esistere, talvolta obliati e dimenticati, che ci riconnettono al senso stesso della vita. Una vita che si gioca unicamente nella prospettiva dell’unità, della continuità, del continuo mutamento di forme. La memoria, in tal senso, non è ciò che ha inizio quando il filo delle Parche viene tagliato e l’esistenza viene a cessare. Semplicemente, il filo non si interrompe ma muta forma. La memoria diviene estensione di vita e non riflesso di inesistenza.

 

Esiste, secondo l’artista argentino, una sorta di sovrapponibilità, anzi di coincidenza, tra la tematica del virtuale, nel suo rapporto con la fisicità e la concretezza del gesto, e quella della vita, nel suo legame con la morte e la memoria. Se questa viene quindi spesso intesa come una prosecuzione fittizia nel ricordo, che così è ridotto quasi a un pallido riflesso della vita, e viene riconosciuta come esistente unicamente in quanto esistente negli altri come memoria, come riflesso appunto, la proposta di Gabriel appare tanto più radicale. La memoria è vita in se stessa che continua, è estroflessione di una permanenza che muta concretezza ma rimane al contempo concretezza. La memoria diviene il tramite di una relazione vitale, virtuale ed “effettiva”, che permette di concepire la continuità nella relazione stessa.

 

L’installazione video VIVO esprime così il nuovo significato che può assumere una narrazione della memoria che non rimane costretta nel passato o nella incomunicabilità rarefatta: parlare di un giardino dei ricordi significa percorrerne i sentieri intricati e scoprirne gli antri segreti, non nel senso della nostalgia di ciò che non è più, ma come prosecuzione di ciò che ancora ci avvince nel corpo e attraverso di esso, anche se in forma mutata.